
Articolo del 06/11/2026
Colonscopia esame: guida completa e risposte alle domande più frequenti
Il Dottor Pietro Picchi, medico gastroenterologo della Clinica Guarnieri, risponde alle domande che più di frequente riceve da parte dei pazienti riguardo all’esame di colonscopia.
A cosa serve la colonscopia?
La colonscopia, è l’esame endoscopico che si esegue per indagare lo stato di salute del Colon e del Retto. Attraverso una telecamera, l’endoscopista visiona il tratto dall’interno, per identificare eventuali anomalie.
La colonscopia è un esame che fa male?
La colonscopia è un esame considerato indolore in quanto il paziente viene in precedenza sedato, riacquistando coscienza ad esame terminato. Questo permette una corretta esecuzione e al contempo elimina i fastidi rendendolo un esame confortevole.
Quanto dura l’esame?
La colonscopia dura generalmente tra i 20 e i 30 minuti. Tuttavia terminato l’esame si attende il pieno recupero delle funzioni, quindi complessivamente possiamo considerare circa un’ora di tempo.
Cosa succede se vengono trovati dei polipi?
È possibile che durante l’esame si identifichino dei polipi, cioè formazioni anomale della mucosa. In quel caso, spesso, è possibile rimuovere i polipi all’interno della stessa procedura, attraverso una polipectomia. Dopodiché si provvederà all’analisi istologica per stabilirne la natura e come intervenire.
Perché è necessario eseguire una dieta prima della colonscopia?
Da tre giorni prima dell’esame è fondamentale non mangiare alcuni cibi come legumi e verdure, contenenti fibre. Questo perché è necessario che il tratto sia libero per garantire una corretta visibilità. Per lo stesso motivo si integra alla dieta un lassativo, per essere certi che il colon e il retto siano liberi e ben visionabili.
Tutti possono fare l’esame?
Prima dell’esame è importante valutare se è possibile sottoporsi alla sedazione, eseguendo alcuni esami di laboratorio, che saranno prescritti dallo specialista. Inoltre se si assumono anticoagulanti o antiaggreganti è necessario contattare il proprio cardiologo per valutare come procedere.
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